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Niki de saint-phalle, giardino dei tarocchi, ingresso 02.JPG

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Niki de Saint-Phalle, Giardino dei Tarocchi [1]

 

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Niki de Saint-Phalle, Giardino dei Tarocchi

   
   

Ubicazione

Il Giardino sorge sul versante meridionale della collina di Garavicchio, nella Maremma toscana. L'opera, dilatata su circa 2 ettari di terreno, costituisce una vera e propria "città" in cui le sculture-case segnano le tappe del percorso spiccando coloratissime già dalla strada nel selvaggio paesaggio naturale. Ai piedi della collina di Garavicchio, l'accesso al Giardino è letteralmente sbarrato dalla lunga muraglia del padiglione d'ingresso creato da Mario Botta, costituito da un doppio muro di recinzione in tufo con una sola grande apertura circolare al centro, chiusa da una cancellata. Lo stesso Botta ha dichiarato che nel disegno dell'ingresso ha cercato di interpretare il sentimento di "separazione" tra il Giardino ed il mondo esterno che Niki de Saint Phalle chiedeva: il muro è inteso quindi come una "soglia", da varcare per entrare in una "pausa magica" nettamente divisa dalla realtà di tutti i giorni[9]. Nel progetto, il muro ha preso sempre più spessore per essere attrezzato, all'interno, con i servizi richiesti da un'attività di transito; i due lunghi setti murari paralleli sono così separati da uno spazio, pavimentato in porfido, che accoglie, ai lati dell'apertura circolare, i gabbiotti in metallo e vetro per la biglietteria ed il piccolo negozio.

La critica

Il Giardino dei Tarocchi è un parco artistico situato in località Garavicchio, nei pressi di Pescia Fiorentina, frazione comunale di Capalbio (GR) in Toscana, Italia, ideato dall'artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle, popolato di statue ispirate alle figure degli arcani maggiori dei tarocchi.

Le sculture ispirate agli arcani maggiori dei Tarocchi, dense quindi di significati simbolici ed esoterici, sono l'ultima tappa di un percorso artistico iniziato da Niki de Saint Phalle a metà degli anni Sessanta, dopo aver abbandonato il Nouveau Réalisme e gli assemblaggi polimaterici per la creazione delle cosiddette "Nanas", enormi, sinuose figure femminili percorribili ed abitabili, la prima delle quali - la Hon -[1] venne realizzata nel 1966 per il Museo di Stoccolma e la più famosa delle quali, la Tête[2], fu terminata nel 1973 nel bosco di Milly-la-Foret in Francia e dichiarata monumento nazionale dal presidente Mitterrand.

Nei colori intensi e vivacissimi, nella "spasmodica dilatazione delle forme e nella solarità ispirata ai maestri del cromatismo, da Matisse a Picasso, da Kandinskij a Klee"[3], le corpose, esplosive sculture del Giardino dei Tarocchi, rivestite di un "abito di luce che trasforma le varie figure personalizzate in una favolosa successione di parure neobarocche"[4], rapiscono "l'attenzione e i sensi dello spettatore", che, lungi dal percorrere un parco di divertimenti, compie una sorta di percorso iniziatico che si richiama ad illustri precedenti - Bomarzo, il Palazzo Ideale di Ferdinand Cheval nella Drome, il Parco Guell, le Torri di Watts di Simon Rodia di Los Angeles - ma che è connotato soprattutto dalla presenza di un Femminile materno e potente, carico di complessità simbolica e di "non casuali connessioni (...) con i "calvari" psichici e fisici" dell'autrice[5].

Celebrata come opera unica nel suo genere, al Giardino dei Tarocchi è stata dedicata nell'estate 1997 una mostra all'interno della secentesca polveriera Guzman, sulla laguna di Orbetello, allestita da Gianni Pettena e corredata di un film biografico di Peter Schamonti sulla storia artistica della scultrice. Nell'estate 2006 l'amministrazione comunale di Capalbio organizzò la prima mostra sul Giardino con esposizione di circa 60 opere e documenti di cantiere provenienti da collezioni private tenuta nel Castello Aldobrandeschi Collacchioni. Curatore scientifico della mostra fu Roberto Aureli, collaboratore per oltre un decennio di Niki e di Jean Tinguely per la definizione del Giardino dei Tarocchi. Dell'opera è unanimemente riconosciuto[senza fonte] lo stretto connubio tra arte e architettura, perché "della prima utilizza i vasti repertori figurativi e linguistici, ma della seconda ha la dimensione: umana, abitabile, tangibile"[6] e per la "volontà di destinazione dell'evento plastico a configurazione ambientale, dunque percorribile, abitabile"[7]. Inoltre, con l'arredo della sua scultura-abitazione, l'Imperatrice-Sfinge, Niki de Saint Phalle ha elaborato e realizzato l'altro stretto rapporto tra arte, architettura e design[8], mentre, ancora, presenti ed evidenti sono l'integrazione arte-natura, tradizione-contemporaneità, forme-colore, materia-spirito, così da fare del Giardino dei Tarocchi, un'opera totale.


   
   

Mappa Giardino dei Tarocchi, Capalbio | Ingrandire mappa

 

 
   

Note

[1] La Hon, descrizione dell'autrice http://web.tiscalinet.it/nouveaurealisme/protagonisti/saintphalle.htm
[2] Foto e descrizione - http://www.tinguely.ch/en/museum_sammlung/sammlung.1970-1979_012.html
[3] Mazzanti, 1997
[4] P. RESTANY 1997)
[5] Mazzanti, 1997
[6] CATALANI 1998,
[7] E. CRISPOLTI, Nel paese delle meraviglie plastiche, in Niki de Saint Phalle, Catalogo della Mostra, Orbetello, p. 18
[8] Mazzanti, Catalogo della Mostra
[9] M. Botta, L'ingresso al Giardino dei Tarocchi, in Niki de Saint Phalle, Catalogo della Mostra, Orbetello 1997, pp. 27 - 28

 

Bibliografia

Niki de Saint Phalle, Collaborazioni, in Jean Tinguely. Una magia più forte della morte, Catalogo della Mostra Venezia, Palazzo Grassi, Venezia 1987

Niki de Saint Phalle. Bilder-Figuren-Phantastische Garten, Catalogo della Mostra a cura di C. Schulz Hoffman, Bonn 1987

B, Catalani Il Giardino dei Tarocchi, di Niki de Saint Phalle, "Architettura e Arte", n¡ 1, gennaio - marzo 1998

Nathalie de Saint Phalle Niki da Saint Phalle e Jean Tinguely , "Galeries Magazine", n¡ 31, giugno-luglio 1989

Le jardin des tarots, in Niki de Saint Phalle. Oevres des annés 80, Catalogo della Mostra a cura di P. Hulten P., Parigi, Galerie de France 1989

P. Braff Nanas, Guns and Gardens "Art in America", 12 dicembre 1992

Alberto Giorgio Cassani, "Garavicchio (Grosseto), il giardino dei Tarocchi (1979-1991)", in "'ANAGKH", II, n° 5, marzo 1994, pp. 50–59.

B. Graziani, Niki de Saint Phalle colossal, colossal!, "Paris Match", 24 giugno 1993

Niki de Saint Phalle, A little of my story with you Jean, in Museum Jean Tinguely Basel. The collection, 1996

Niki de Saint Phalle, Il Giardino dei Tarocchi (trad. Marella Caracciolo) 1997

Niki de Saint Phalle, Catalogo della mostra a cura di A. Mazzanti, Orbetello Polveriera Guzman, 1997

A Mazzanti Niki de Saint Phalle a Orbetello: quando l gioco si fa duro, "ART e Dossier", n¡ 125, luglio-agosto, pp. 12–16 1997

E. Morelli, Introduzione alla sezione “spazi per l'arte”, “Il giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle”in G. G. Rizzo, A. Valentini (a cura di), Luoghi e paesaggi in Italia, Firenze University Press, Firenze 2004.

R. Aureli "Niki de Saint Phalle a Capalbio" Catalogo della mostra a cura di Roberto Aureli, Palazzo Collacchioni estate 2006, AION edizioni (2006).

Silvia Bottinelli, Claudia Lamberti, Matteo Mattei, "Progettare lo spazio onirico: il "Giardino dei Tarocchi" a Capalbio, tra arte e architettura", in "Bollettino ingegneri", n° 10, 2007, pp. 10–20.

R. Trapani, “Il Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle: un'opera d'arte totale nella campagna toscana”, in Echi d'arte, Anno 2, n° 10 (novembre – dicembre 2007).

L. Agostini, “Il Giardino dei Tarocchi”, Ed. Lulu.com, Anno 2007, 136 pagine, ISBN 978-1-84799-344-1.

 

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Niki de Saint Phalle, Giardino dei Tarocchi

 

Niki de saint-phalle, giardino dei tarocchi, ingresso 01

  Niki de saint-phalle, Motto dell'artista, su una piastrella de L'Appeso   Niki de Saint Phalle by Lothar Wolleh
Niki de Saint-Phalle, Giardino dei Tarocchi

 

 

Niki de saint-phalle, Motto dell'artista, su una piastrella de L'Appeso   Niki de Saint Phalle by Lothar Wolleh

 

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[1] Foto di Alessandro Bonvini licenziato sotto la licenza Creative Commons Attribuzione 2.0 Generico.

 

Questo articolo è basato sull'articolo Giardino dei Tarocchi dell' enciclopedia Wikipedia ed è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License.