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Grosseto, Museo archeologico e d'arte della Maremma

 

 

Museo archeologico e d'arte della Maremma [1]

Toacana ] Galleria di immagini  
     
   
Museo archeologico e d'arte della Maremma
   
   

Il Museo archeologico e d'arte della Maremma (MAAM)[1] è un museo situato nel centro storico di Grosseto, in piazza Baccarini, allestito congiuntamente al museo diocesano d'arte sacra.

Storia

Il museo nasce nel 1860 su iniziativa del canonico Giovanni Chelli, il quale realizzò a Grosseto una sorta di antiquarium, con esposizione di oggetti antichi, e presunti tali, congiuntamente all'istituzione della biblioteca, ospitati nei locali del Palazzo Vescovile. Il 21 agosto 1862 il sacerdote scrisse al ministro della pubblica istruzione affinché dichiarasse governativo il museo con un decreto, e dopo varie insistenze del Chelli, il 6 marzo 1865 venne effettuata la donazione della biblioteca-museo al Comune di Grosseto: la redazione ufficiale dell'atto si tenne il 30 marzo dello stesso anno nella sala consiliare del Palazzo Comunale. Giovanni Chelli rimase direttore della biblioteca e del museo fino al 1869, anno della sua morte, cosicché nel 1875 il Comune si rivolse a Gian Francesco Gamurrini, membro per la Deputazione della conservazione e l'ordinamento dei musei e delle antichità etrusche e regio conservatore delle Antichità e Gallerie di Firenze, affinché esaminasse lo stato del museo consigliandone una sistemazione. Gamurrini suggerì di effettuare un'esposizione che privilegiasse i reperti locali e del territorio circostante, dividendo per tipologia e provenienza ed escludendo tutto quel genere di anticaglie e bizzarre curiosità che il Chelli aveva raccolto senza valutarne l'effettivo valore e senza seguire una logica precisa. Nella seconda edizione di The Cities and Cemeteries of Etruria (1878) di George Dennis si legge una breve descrizione del museo di Grosseto, visitato dall'esploratore inglese due anni prima, in cui è provato l'allestimento di un'esposizione secondo i criteri suggeriti da Gamurrini.

Nel 1891 il museo perse alcuni dei suoi pezzi principali che confluirono, per ordine ministeriale, nel museo topografico dell'Etruria di Firenze, poi aperto nel 1897. La perdita di prestigio del museo favorì il disinteresse della popolazione e delle istituzioni locali, tanto da subire, insieme alla biblioteca, ben cinque traslochi diversi nel giro di pochi anni. Fu soltanto nel 1923, con la nomina del direttore don Antonio Cappelli, che la biblioteca e il museo poterono trovare una adeguata sistemazione presso il Palazzo Mensini, ex seminario situato in via Mazzini. Alla morte del Cappelli (1939), il museo andò incontro ad anni di abbandono e degrado. Il 29 novembre 1943 l'edificio di via Mazzini venne danneggiato da un bombardamento che ebbe come conseguenza quella di lasciare il museo incustodito ed esposto a continui saccheggi; ciò che sopravvisse fu ulteriormente danneggiato dalla devastante alluvione che colpì la città il 2 novembre 1944. Nonostante i tentativi di riallestimento e gli sforzi per migliorare i servizi dell'istituzione civica, anche con il contributo del celebre scrittore Luciano Bianciardi, direttore dal 1951, il museo rimase sempre ai margini della biblioteca.

Fu nel 1955 che per la prima volta venne nominato un direttore appositamente per il museo civico, sancendo così la definitiva separazione dalla biblioteca comunale. Con l'importante figura di Aldo Mazzolai il museo civico di Grosseto trovò nuova linfa vitale e l'archeologo si prodigò per valorizzare al meglio un'istituzione da tempo trascurata, grazie all'organizzazione di mostre e conferenze e soprattutto alle continue campagne archeologiche da egli stesso curate, come lo scavo della città etrusco-romana di Roselle, in collaborazione con l'Istituto archeologico germanico prima e con la Soprintendenza archeologica della Toscana poi. L'alluvione del 4 novembre 1966, però, vanificò gli sforzi degli anni precedenti e si rese necessaria una nuova sistemazione. Nel 1975, dopo quasi dieci anni di chiusura, fu inaugurato presso il palazzo dell'ex tribunale, in occasione del X congresso nazionale dell'Istituto di studi etrusco-italici, il nuovo museo archeologico di Grosseto, che assunse la denominazione di "Museo archeologico e d'arte della Maremma", sempre allestito e diretto da Aldo Mazzolai, che rimase in carica fino al 1984. Nel 1991 fu decisa la chiusura del museo per iniziare un processo di restauro dell'edificio e una nuova sistemazione del percorso espositivo dopo che l'acquisizione di nuovi pezzi e il passare del tempo stavano rendendo obsoleto l'allestimento precedente. Il museo fu chiuso nel gennaio 1992 e riaprì definitivamente il 21 marzo 1999: per l'occasione fu organizzata una mostra d'arte della collezione di Gianfranco Luzzetti. Il nuovo allestimento è stato progettato e curato dagli architetti Roberto Einaudi, Fabiana Zeli e Nigel Ryan dello Studio Einaudi di Roma.

Coordinate:   42°45′41.5″N 11°06′49.31″E (Mappa)

Audioguida del museo, scarica la app gratuita e ascolta il tour guidato

Il MAAM mette a disposizione l'applicazione Izi.TRAVEl per scoprire il Museo anche su smartphone


   
   

Mappa Museo archeologico e d'arte della Maremma | Ingrandire mappa


 
   

Museo archeologico e d'arte della Maremma

Piazza Baccarini, 3, 58100 Grosseto
Info:maam@comune.grosseto.it

Orario di apertura

dal 1 Aprile al 31 Maggio
dal martedì al venerdì: 9,30 – 16,00
sabato, domenica e festivi: 10,00 – 13,00/16,00 – 19,00

dal 1 Giugno al 30 Settembre
dal martedi al venerdì: 10,00 – 18,00
sabato, domenica e festivi: 10,00 – 13,00/17,00 – 20,00

dal 1 Ottobre al 31 Marzo
dal martedì al venerdì: 9,00 – 14,00
sabato, domenica e festivi: 10,00 – 13,00/16,00 – 19,00

Giorni di chiusura: lunedì non festivi, 25 Dicembre, 1 Gennaio, 1 Maggio


Website |Museo archeologico e d'arte della Maremma sul sito di
 Musei di Maremma | Museo Archeologico e d'Arte della Maremma - Comune di Grosseto

 

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Fanciullo offerente un maialino, da san sisto a marsiliana d'albegna, III-II sec. ac   Testa femminile da stipe votiva di pantano presso vetulonia, III-II sec ac.   Mano da stipe votiva di san sisto a marsiliana d'albegna, III-II sec. ac
Fanciullo offerente un maialino, da san sisto a Marsiliana d'Albegna, III-II sec. ac., Museo archeologico e d'arte della Maremma‎, Grosseto   Testa femminile da stipe votiva di pantano presso vetulonia, III-II sec ac, Museo archeologico e d'arte della Maremma‎, Grosseto[5]

 

 

Mano da stipe votiva di san sisto a Marsiliana d'Albegna, III-II sec. ac., , Museo archeologico e d'arte della Maremma‎, Grosseto

 

Cimasa di candelabro in bronzo, da vetulonia, 500-390 ac ca. 02        

Cimasa di candelabro in bronzo, da Vetulonia, 500-390 ac., Museo archeologico e d'arte della Maremma‎, Grosseto

 

       
     

 

 

 

 

[1] Foto di Petitverdot: Matteo Vinattieri, licenziato in base ai termini della licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported.
[2] Fonte: Parco degli Etruschi | www.parcodeglietruschi.it

 

Questo articolo è basato sull'articolo

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